A 5 anni vedevi già dove i più grandi non osavano pensare, il segreto da tenere nascosto, ma qualcuno ne parla già. Ecco vedete, un bambino più dotato degli altri. A 16 anni eccolo prodigio, tesoro da preservare, rivoluzionario nel suo modo di fare, depositario della nuova verità. Eccolo qui, con le ragazze che accolgono il suo arrivo urlanti, una folla impazzita che aspetta di vederlo. Quanti soldi ha? 6 milioni di dollari, diciamo per difetto. chi paga tutto questo? Non gl’importa, sono talmente tanti che non riesce a ricordarli tutti. A 29 anni, tutti parlate della sua poesia, alcuni di voi sono vicini all’estasi, ma la folla, la stampa, comincia a non essere unanime nel suo consenso. Mostra le sue virtù, ma oltre al pregio, tra le righe apre il dibattito, e tanti tirano il sasso per poi tirare indietro il braccio. Il corpo comincia a sentire l’usura del tempo, come una nave che ha viaggiato per mezzo mondo, toccando mille porti, comincia a far entrare acqua nel suo scafo. Il dolore, quello fisico, fino al termine delle sue imprese, ormai sarà compagno. A 38 anni parla alla mattina, e ogni giorno gli chiede: anche se ho smesso di giocare non per questo sono morto. Vero?
Per la prima volta libero, ma non sai cosa farne di tutto questo tempo. Il giorno peggiore è la domenica, nessun uomo davanti agli da guardare, e da sfidare. Nel cortile c’è solo un bambino che non ricordavi così cresciuto. Sei stato un cattivo esempio, piccolo uomo, ma quale eroe!, quando l’hai rivisto, mancò poco che non lo riconoscevi. Quante ricchezze, la mattina aveva l’oro in bocca, ora è lì, come un ricordo lontano. A metà della sera, un carosello d’emozioni, strappa in due la notte. Il risveglio in pieno buio, tre sorsi di gin, un respiro profondo, questo devi usare per calmarti. La stanza appare come una gabbia, la casa sembra averti messo le manette. Covi ancora fuoco, sotto la cenere. Dall’alto in basso, guardi quell’abisso, sul cui confine ti ritrovi, sì, eccolo. Eccolo gente, tra voi. Invecchiato, i capelli della tua testa ad indicare che di tempo ne è passato. Osservi il foglio bianco del futuro che ancora non conosci. Perché? È tutto così strano per te. No. No. Non ne hai la più pallida idea di cosa ti stia accadendo. Ancora cerchi di portare lo sguardo oltre la vetta, come un giocatore che pensa di avere ancora tra le mani carte buone da usare. Volesse il tempo aspettare un po’… no, è impossibile. Terribile, è così ma non ci vuoi credere. Eccolo a voi, nella folla, uno dei tanti. Buonanotte figliolo, buonanotte, dormi sereno. Il tuo papà preoccupato nell’autunno resta solo a contemplare il declino. La realtà è quella che vedi davanti, triste come il tuo nuovo lavoro. Il cielo è sereno, ma il cuore è in inverno, freddo, t’invita ad unirti ad altri ospiti, gente con le ginocchia gonfie dall’artrite, dai movimenti compromessi. Come loro scrivi il tuo nome su qualche libro. Io quello l’ho visto. Io quello l’ho conosciuto. Io quello l’ho battuto. Il tuo biglietto da visita è una straziante nostalgia. Ti metti l’abito buono, quello da serata important6e, conversi amabilmente con il resto della compagnia, ma tra la folla qualcuno urla chi è? Il nome, quello che quando avevi 16 anni correva di bocca in bocca, ora era lì assente all’appello, lascia ammutoliti con l’interrogativo in testa i nuovi venuti. Alzi gli occhi, vorresti tornare a toccare la Luna, ma non ti rimetterai mai in forma se continui a mangiare in questo modo. Hai mandato al diavolo le regole, affoghi la tristezza in fondo alla gola. Ma non ti dichiari innocente, perché sai che in parte è tua la colpa. L’ultimo saluto alla folla, la testa tra le mani, le lacrime che scorrevano sullo scarno viso, quanti erano? 150.000, si esagera sempre con im ricordi. Il sonno ormai è passato, e piangi il tuo pentimento. L’esserti voluto staccare da terra, fa si, che ora che vi sei tornato, ti senta perduto. Esule, tra la Terra e la Luna, di qualcuna delle tue mosse te ne penti. Eri un re. Ma di cosa? Un re di niente. Provi a mettere la testa sul cuscino, a pigliare il volo, perché ti fa soffrire così, perché non resta in silenzio ora che ne hai bisogno. La testa esplode, all’infinito fa sentire le voci. Urla d’amore, melodia maledetta nell’aria, le lasci a lui, come avevi promesso, a colui che ha preso il tuo posto. Se lo invidi un po’? mi dispiace dirlo, ma sì. L’autunno è già molto, domina questo tuo cuore per non rendere anche l’inverno troppo lungo. L’hai capito subito che le cose sarebbero cambiate., che non sarebbe stata la stessa cosa. Ogni giorno che passa è un nuovo peggioramento, nero come la notte. Nessuno ti sente gridare, la tua voce così lontana non ha più eco, sei un egoista, che vorrebbe ancora avere, ma che dall’età è braccato. Sei ancora vivo? Porgi a noi l’amara domanda, perché tu, se la realtà che vedi e tutta questa, tu dicevo, di un tuo respiro non sei più certo. Bruci dentro, ma all’esterno non appare.
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