April 19, 2008

SONO NATO SULL’ONDA DI UNA POESIA

Filed under: Generale, Poesie

Sono nato sull’onda di una poesia. Accendo i sensi, come un fiume in piena do sfogo al riso ed al pianto. Il cuore pulsa per una romantica storia, per le mie riflessioni in questa piccola stanza. La gran confusione, il viaggio in uno sconosciuto pianeta, la costruzione del mio mondo. In ogni parola c’è un sorriso, un dolore profondo, il mio cuore strappato che viene distribuito con sincerità. Le palpitazioni di una notte insonne e l’abbraccio di un film che mi consola. Un colpo di fulmine che si trasforma in amore vero. Le mie creature, il lavoro, la vita che, silenziosamente, in punta di piedi, ci fa prendere strade diverse, ma che basta una frase per restituirci la memoria del passato.

Quello che non ho dimenticato.

I momenti sul mio divano.

Quelli guardando la finestra di fronte.

Non ho paure, la velocità della mia mente fa sì che a volte scriva senza prendere respiro, senza mai mentire. Poi arriva il montaggio, dove inserisco anche gli ospiti, le tracce fantasma, il magnifico disco della serata, la colonna sonora della notte, il pensiero al mio angelo custode, un momento di felicità. Spesso mi chiedo se è qui la festa. Se c’è spazio per la risata d’un comico. Le domande sul Paradiso, le proiezioni, amori, altri amori assaggiati, le apparizioni, e il regno delle follie, le scene rubate alla vita degli altri. Qualcosa che catalizzasse la mia attenzione, fosse una cosa buona o una minaccia, qualcosa d’incombente, qualcosa che venisse a distruggere la scena. Ecco un errore a farmi arrabbiare, ma anche a farmi pensare prima di massacrare la storia. I sogni generalmente fan partire la danza. Rapisco e tengo prigioniero il mio stato di grazia comincio a ballare. Che cosa sarebbe la mia vita senza di loro.

Senza le mie sfide.

Senza il mio stato di vittima.

Senza il mio essere carnefice.

Sognavo tutto così.

Vendo la mia esistenza in uno spettacolo di poche righe. Il giovane ed il suo circo, sempre pronto a far riemergere il lato più oscuro. Apro l’ombrello per mettere al riparo un corpo che vaga, a volte senza testa, e che avanza nella sua personale guerra. Irriconoscibile ai suoi stessi occhi, in alcuni montaggi.


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