April 19, 2008
Yardley: Buonasera…
Calverley: Ciao, già tornato da Sacramento?
Yardley: Lascia stare son ancora in strada, stamattina alle quattro mi son alzato, ma non si può… che ditta del piffero… vabbè parliam di basket che è meglio.
Calverley: Playoff finalmente! Voi di L.A. avete la 1 a ovest pensate di arrivare fino in fondo?
Yardley: Permettimi, prima che risponda, voi di New York non l’avete capita che non c’è più fondo di quello che avete già trovato?
Calverley: Iena…
Yardley: Ah ah ah mi sento già meglio… ma pensa te sono ancora a Fresno… che lavoro da schifo… ditta del piffero… vabbè… dicevamo…
Calverley: Playoff !!!
Yardley: Dai il tempo che aspetto che ’sti scemi qua davanti si diano una mossa ti faccio i miei pronostici.
Calverley: Giusto per segare le gambe a qualcuno che aveva speranze!
Yardley: Che idiota…
Calverley: Facciamo che tu fai l’ovest, poi io ti dico l’est, così almeno ne azzoppiamo un po’ per uno. Ci giochiamo un caffè?
Yardley: Accettato. Dai prima volta che vengo a New Rochelle allora me ne offrirai uno.
Calverley: Facciamo solo il primo turno per ora.
Yardley: Vorrà dire che mi offrirai quattro caffè!
Calverley: Comincia tu.
Yardley: I miei Lakers facili in cinque, i campioni in carica sui Suns in una serie tiratissima passano in gara 7, e i Mavs, forse un po’ a sorpresa, battono i sorprendenti Hornets anche loro in sette gare. Cosa manca? Ah, giusto, i mormoni che vengono dallo Utah passano 4 a 2 con il povero T-Mac, anche se per la legge dei grandi numeri prima di andare in pensione anche lui dovrà pur passare un primo turno, ma facciamo l’anno prossimo con Yao. Sentiamo le tue ora.
Calverley: Allora: i verdi facile in quattro su Atlanta, quei lunatici di Detroit per supponenza almeno una la perdono con Phila, Orlando agile con Toronto in cinque e Washington manda a casa il Prescelto in sei partite. Sorpreso?
Yardley: Per niente, anche io vedo molto bene quel losangelino doc di Gilbertone, penso proprio che un bello scherzetto al The Chosen One lo farà. Comunque ora ti lascio, ho ancora diverse miglia da macinare questa sera. Ci vediamo a breve quando dovrai offrirmi i caffè che avrò vinto con questi pronostici.
Calverley: Non darlo così per scontato. Alla prossima allora.
OMAGGIO A 7 RINGS HORRY
È una canzone dei GRAND INCREDIBILE e s’intitola "Robert Horry saves the day".
Su richiesta si può pubblicare anche il testo con traduzione in italiano (io l’ho trovato sulla rivista ufficiale nba che ho preso oggi).
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L’incendio avanza,
lasciando una memorabile testimonianza.
L’ossatura scopre il suo rivestimento,
un’opera d’arte eccelsa.
Le tre facce cambiano colore,
la radice diventa visibile,
il muro viene scoperto.
Le proporzioni tornano perfette,
non tremiamo per la potente emozione,
un pensiero grave è più lontano.
Da un gesto del sole compare la luce,
il portale mostra la strada,
trovo il coraggio di aprire le ali?
Il volto, che sembrava scomparso ritrovato.
Nel mezzo del cammino,
prima del tramonto,
dalla voce può uscire la risata d’un folle,
che mentre gira per la notte,
cammina sulla sua botola,
senza cintura di sicurezza.
Un grande sospiro
Mi fa scegliere il destino,
le cose, dopo l’incendio,
offrono tutt’altro aspetto.

In ogni luogo, in ogni momento, c’è sempre qualcuno che si sente gli occhi addosso.
Fruga nell’armadio e cerca di nascondere meglio che può tutti i vestiti che ha già indossato, mentre prova un nuovo costume. Fino a quando non arrivi a quel punto. Guardi indietro e vedi le speranze, i desideri che son rimasti a terra e che non si riescono più ad alzare. Non pensi ad avere una famiglia, non esiste più un’età da matrimonio, pessimo esempio è la realtà di fronte.
Non riesci a capire te stesso, figurarsi quanto ti senti pronto a provare a capirne un’altra di persona.
Il cuore a volte vaga in te come un corpo estraneo, a volte, come il padrone. Guarda, non pensa.
Giri a vuoto, senza una meta, senza una vera compagnia, a volte solo capace di scuotere il capo e dire – " Non è vero."
Tu non parli molto eh?
Mi guardi ma non parli, solo dagli occhi posso capire cosa provi.
Cerchi di trovare la tua voce. Muori, rinascerai un giorno.
Da quanto non passi un po’ di tempo coi tuoi genitori?
Con loro fai solo il gioco del silenzio.
Ti sforzi di allontanare pensieri, d’essere presente, ma sotto ai pensieri di un attimo ne hai altri dai quali non riesci a scappare. Cerchi un vestito, il ballo della maturità s’avvicina. Di certezze non ne hai nessuna, tranne quella che hai davanti, pessimo esempio la realtà.
Ottimismo, pessimismo, il tuo umore è come le targhe delle auto, alcuni giorni gira solo con i numeri dispari altri solo con quelli pari. Vivi di fretta, per essere in pari con le statistiche che qualche mediocre giornale ti propina. Ti guardi intorno e in mezzo al fango vedi che annaspate in tanti. Pensi già di sapere come andrà a finire il film. Ma non restare sospeso senza tentare qualcosa, ricordati le parole di questa leggenda di un principe hindu:
Si racconta che un principe hindu, una volta, chiamò un orafo e gli commissionò un gioiello che gli desse moderazione nei suoi momenti di gloria e di grande allegria; e che, al contrario, in caso di sofferenza o di disgrazia, quell’oggetto potesse dargli consolazione. L’orafo realizzò un bellissimo anello con una semplice scritta: tutto ciò passerà.

Sono nato sull’onda di una poesia. Accendo i sensi, come un fiume in piena do sfogo al riso ed al pianto. Il cuore pulsa per una romantica storia, per le mie riflessioni in questa piccola stanza. La gran confusione, il viaggio in uno sconosciuto pianeta, la costruzione del mio mondo. In ogni parola c’è un sorriso, un dolore profondo, il mio cuore strappato che viene distribuito con sincerità. Le palpitazioni di una notte insonne e l’abbraccio di un film che mi consola. Un colpo di fulmine che si trasforma in amore vero. Le mie creature, il lavoro, la vita che, silenziosamente, in punta di piedi, ci fa prendere strade diverse, ma che basta una frase per restituirci la memoria del passato.
Quello che non ho dimenticato.
I momenti sul mio divano.
Quelli guardando la finestra di fronte.
Non ho paure, la velocità della mia mente fa sì che a volte scriva senza prendere respiro, senza mai mentire. Poi arriva il montaggio, dove inserisco anche gli ospiti, le tracce fantasma, il magnifico disco della serata, la colonna sonora della notte, il pensiero al mio angelo custode, un momento di felicità. Spesso mi chiedo se è qui la festa. Se c’è spazio per la risata d’un comico. Le domande sul Paradiso, le proiezioni, amori, altri amori assaggiati, le apparizioni, e il regno delle follie, le scene rubate alla vita degli altri. Qualcosa che catalizzasse la mia attenzione, fosse una cosa buona o una minaccia, qualcosa d’incombente, qualcosa che venisse a distruggere la scena. Ecco un errore a farmi arrabbiare, ma anche a farmi pensare prima di massacrare la storia. I sogni generalmente fan partire la danza. Rapisco e tengo prigioniero il mio stato di grazia comincio a ballare. Che cosa sarebbe la mia vita senza di loro.
Senza le mie sfide.
Senza il mio stato di vittima.
Senza il mio essere carnefice.
Sognavo tutto così.
Vendo la mia esistenza in uno spettacolo di poche righe. Il giovane ed il suo circo, sempre pronto a far riemergere il lato più oscuro. Apro l’ombrello per mettere al riparo un corpo che vaga, a volte senza testa, e che avanza nella sua personale guerra. Irriconoscibile ai suoi stessi occhi, in alcuni montaggi.

Le settimane passano inesorabili, giorni di sole o di tempesta lasciano segni sulla tua pelle.
L’ultimo venerdì prima del silenzio t’ha lasciato buone sensazioni. Il sabato non ha parole, passa solo qualche adulatore che soffia nelle orecchie promesse di voto. Non dormi, cammini per la notte immaginando uno scenario fantastico, ma la ragione tira il freno, un incubo nella notte non vuoi prenderlo come un presagio. 2giorni2 in cui vivi nella nebbia, senza sapere cosa il destino ti porti in dono. Le telecamere arrivano, la macchina fotografica t’immortala nell’attimo elettorale, e sol di quello per ora hai certezza. Apron le urne ed esce fuori il verdetto. Piccole indiscrezioni ti fan sorridere prima del tempo, ma è molto, molto, molto presto per cantare vittoria.
Le telecamere però sono in agguato e ti chiedono come stai?
Nei tuoi occhi si legge la paura, tiri fuori espressioni tra il serio e il drammatico, un nodo in gola ti fa farfugliare, ma cosa vogliono questi è mica il loro il fato appeso ad un filo.
Le sezioni una ad una completano lo spoglio, ed è sempre più grande la ferita.
Fan male le parole del rivale sul televisore, sai che mente nel suo cordoglio verso di te, ti guardi intorno e qualche adulatore se n’è già andato, restan solo i veri amici e quelli che ancora sperano ti ricorderai di loro. È un ciclone la politica, una lotteria basata sulle emozioni del votante.
Ride beato il vincente. Ride incauto l’elettore soddisfatto. Sarà veramente accontentato?
